In molti pazienti affetti da carcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea la diagnosi avviene in una fase di malattia localmente avanzata ma ancora resecabile. In questo scenario, la chemioterapia peri-operatoria con il regime FLOT (fluorouracile, oxaliplatino e docetaxel) rappresenta da anni lo standard di cura, mirato a ridurre la massa tumorale prima dell’intervento e a eradicare le micro-metastasi . Tuttavia, nonostante l’efficacia di questo approccio, il rischio di recidiva a lungo termine rimane elevato, spingendo la ricerca oncologica verso l’identificazione di strategie terapeutiche più efficaci.
Lo studio di Fase III MATTERHORN, i cui dati recenti hanno ridefinito le prospettive di trattamento, nasce proprio per rispondere a una domanda clinica cruciale ovvero “È possibile migliorare significativamente l’efficacia del trattamento peri-operatorio standard aggiungendo l’immunoterapia al regime FLOT?”
Tale studio ha arruolato circa 948 pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastro-esofagea resecabile . I partecipanti sono stati randomizzati per ricevere il trattamento standard (FLOT peri-operatorio più placebo) oppure il braccio sperimentale, caratterizzato dall’aggiunta di durvalumab (immunoterapia) alla chemioterapia FLOT prima e dopo l’intervento chirurgico, seguito da una fase di mantenimento con durvalumab in monoterapia per un anno totale.
I risultati dello studio, particolarmente incoraggianti, evidenziano un impatto clinico di rilievo:
Risposta Patologica Completa (pCR): L’aggiunta di durvalumab ha quasi triplicato il tasso di scomparsa di cellule tumorali sul pezzo operatorio, raggiungendo il 19.2% nel braccio sperimentale rispetto al 7.2% del gruppo trattato con solo FLOT.
Sopravvivenza Libera da Eventi (EFS): Ai successivi controlli, l’aggiunta dell’immunoterapia ha migliorato in modo importante la sopravvivenza senza progressione o recidiva, riducendo nettamente il rischio di eventi oncologici negativi.
Fattibilità Chirurgica: L’introduzione di durvalumab non ha ostacolato la chirurgia di resezione radicale (R0) infattì i tassi sono rimasti uguali tra i due bracci – né ha influenzato negativamente i tempi dell’intervento o la sicurezza del farmaco.
Sotto il profilo della tollerabilità, il profilo di sicurezza dell’aggiunta della immunoterapia è risultato gestibile senza che si registrasse un incremento di tossicità severe correlate all’aggiunta di tale anticorpo
È opportuno sottolineare che, sebbene questi dati abbiano già suscitato un forte interesse nella comunità scientifica, il monitoraggio a lungo termine dei pazienti arruolati proseguirà nei prossimi anni. Questo consentirà di ottenere una valutazione ancora più solida e matura dell’impatto sulla sopravvivenza globale e sulla riduzione definitiva delle recidive tardive.
Lo studio MATTERHORN dimostra come l’aggiunta di durvalumab nella strategia terapeutica peri-operatoria rappresenta un’opzione terapeutica concreta, in grado di potenziare l’efficacia della chemioterapia tradizionale con lo scopo di massimizzare le probabilità di guarigione dei pazienti preservandone, per quanto possibile, la qualità di vita.
Ad oggi, L’’EMA (European Medicines Agency) ha esteso l’indicazione di durvalumab al trattamento degli adulti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea resecabile, in associazione alla chemioterapia perioperatoria.
Alcuni studi particolarmente interessanti mostrano risultati analoghi a quelli con durvalumab.
KEYNOTE-585 è uno studio di fase III internazionale che ha randomizzato 1.007 pazienti con adenocarcinoma gastrico/giunzione localmente avanzato resecabile a chemioterapia perioperatoria ± pembrolizumab. L’immunoterapia ha determinato un importante incremento del pCR (12,9% vs 2,0%) e una riduzione numerica del rischio progressione.
Lo studio DANTE ha valutato atezolizumab, altro farmaco appartenente al gruppo degli immunoterapici, in combinazione con FLOT. I risultati disponibili hanno mostrato un miglioramento della regressione patologica, con pCR/TRG1a del 24% rispetto al 15% con FLOT e un incremento della negatività linfonodale (ypN0 68% vs 54%).
Più recentemente, ASTRUM-006 ha fornito un ulteriore dato di fase III: in 588 pazienti con tumore gastrico/giunzione gastro-esofagea resecabile e PD-L1 CPS ≥5, l’aggiunta di serplulimab alla chemioterapia perioperatoria ha migliorato significativamente l’EFS.
a cura di Pietro Pestarino