Il carcinoma delle vie biliari (colangiocarcinoma) edellacolecisti sono neoplasie rare ma molto aggressive. L’intervento chirurgico rappresenta l’unica opzione potenzialmente curativa, tuttavia vi è un elevato rischio di recidiva dopo la chirurgia e sforzi per aumentare la sopravvivenza dei pazienti a 5 anni dopo l’intervento devono anche essere fatti.
Negli ultimi anni alcuni studi, come il BILCAP, hanno dimostrato che la chemioterapia adiuvante, cioè post-operatoria, può offrire un vantaggio nella riduzione del rischio di recidiva. Tuttavia nei pazienti con colangiocarcinoma extraepatico e carcinoma della colecisti, il beneficio del trattamento adiuvante appare limitato.
Per cercare di ottimizzare i risultati, è stato condotto lo studio ACCORD, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA Oncology nel 2025. Si tratta di una sperimentazione clinica di fase II che ha coinvolto 93 pazienti con carcinoma delle vie biliari extraepatiche e della colecisti operati, confrontando due approcci: a) una combinazione di immunoterapia (camrelizumab), chemioterapia(capecitabina) e radioterapia; b) osservazione dopo l’intervento.
Dopo circa tre anni di osservazione, i risultati sono stati molto incoraggianti:
- il58% dei pazienti che hanno ricevuto il trattamento combinato era vivo dopo tre anni, contro il 30% del gruppo di controllo;
- il rischio di recidiva si è dimezzato (40% vs 17% di sopravvivenza libera da malattia);
- gli effetti collaterali sono stati in gran parte lievi e gestibili.
Secondo gli autori, l’efficacia di questo approccio potrebbe dipendere dall’azione sinergica tra immunoterapia e radioterapia, che, insieme, stimolano il sistema immunitario e migliorano il controllo delle cellule tumorali residue.
Anche se si tratta di uno studio di fase II, quindi preliminare e condotto in un numero limitato di pazienti, i risultati aprono la strada a nuove ricerche più ampie. Studi futuri di fase III potranno confermare se questa strategia combinata diventerà un nuovo standard di cura dopo l’intervento chirurgico per questi tumori rari. Così come questo studio, anche altri approcci, quale l’intensificazione della chemioterapia post-operatoria, l’aggiunta di un altro tipo di immunoterapia allo standard e l’utilizzo delle terapie target ad oggi usate nella malattia avanzata, sono ad oggi in studio.
Nel frattempo, non solo lo scenario della terapia post-operatoria è rapida evoluzione, bensì è in studio anche l’approccio di chemioterapia pre-intervento per i pazienti che sono affetti da un tumore delle vie biliari ad alto rischio di recidiva post-intervento. Un esempio di questa strategia è fornita dallo studio PURITY che propone la somministrazione di poco più di 2 mesi di chemioterapia a 3 farmaci prima della chirurgia, seguito da una somministrazione più breve di chemioterapia post-intervento: l’obiettivo è quello di dimostrare che il trattamento somministrato prima dell’intervento sia più tollerabile e che ritardi la recidiva di malattia.
Cosa può fare il paziente
1. Parlane con il tuo oncologo.
Chiedi se questo tipo di trattamento adiuvante (cioè dopo la chirurgia) può essere adatto al tuo caso.
2. Informati sugli studi clinici.
Alcuni centri oncologici partecipano a ricerche simili: potresti avere l’opportunità di accedervi.
3. Mantieni un follow-up regolare.
Dopo l’intervento, controlli periodici e imaging sono fondamentali per monitorare la salute e intervenire presto in caso di recidiva.
4. Cerca supporto.
Associazioni di pazienti (quali l’Associazione Pazienti Italiani di Colangiocarcinoma – APIC) e un corretto supporto psicologico possono aiutarti a gestire ansia, dubbi e fatica durante il percorso di cura.
Ogni passo avanti nella ricerca è una speranza concreta per chi affronta questi tumori rari. Parlarne con il proprio medico è il primo modo per accedere alle migliori cure disponibili.
Silvia Cesario e Virginia Genovesi