In molte donne in età giovane affette da carcinoma mammario, la diagnosi viene posta in una fase della vita in cui il desiderio di maternità è ancora presente. Nei tumori mammari con recettori ormonali positivi (HR+, PgR+), tuttavia, la terapia endocrina rappresenta un pilastro fondamentale per la riduzione del rischio di recidiva. Tale trattamento deve essere protratto per diversi anni e determina una significativa e inevitabile compromissione della fertilità durante il periodo di assunzione, che può estendersi fino a dieci anni. Per lungo tempo, pertanto, la possibilità di una gravidanza dopo una diagnosi di tumore della mammella è stata considerata una scelta clinicamente complessa e gravata da rilevanti incertezze.
Lo studio POSITIVE (Pregnancy Outcome and Safety of Interrupting Therapy for women with endocrine responsive breast cancer), presentato con dati aggiornati al congresso ESMO a Novembre 2025, nasce proprio per rispondere ad una domanda cruciale:
“È possibile interrompere temporaneamente la terapia endocrina per cercare una gravidanza senza compromettere la sicurezza oncologica?”
Il trial clinico ha arruolato oltre 500 donne di età pari o inferiore a 42 anni, affette da carcinoma mammario in stadio precoce e positivo ai recettori ormonali. Tutte le pazienti avevano completato un periodo minimo di 18 mesi di terapia endocrina adiuvante prima dell’inclusione nello studio.
Le partecipanti hanno sospeso il trattamento endocrino per un intervallo massimo di circa due anni, con l’obiettivo di concepire, portare a termine una gravidanza e, qualora desiderato, allattare, per poi riprendere la terapia endocrina fino al completamento della durata complessiva prevista.
I dati presentati al congresso ESMO 2025 risultano particolarmente incoraggianti e indicano che, con un follow-up mediano di circa cinque anni, l’interruzione temporanea della terapia endocrina non è associata a un incremento statisticamente significativo del rischio di recidiva rispetto a una coorte di controllo esterna costituita da pazienti con caratteristiche clinico-biologiche comparabili.
Per quanto concerne gli esiti riproduttivi, i risultati appaiono di pari rilevanza: circa il 76% delle partecipanti ha conseguito almeno una gravidanza e quasi il 70% ha avuto almeno un parto, per un totale di oltre 400 nati vivi.
Con un follow-up mediano di circa cinque anni, il rischio di recidiva di carcinoma mammario non è risultato aumentato rispetto a quello osservato in un gruppo di controllo comparabile di pazienti che non avevano interrotto la terapia endocrina con finalità riproduttive (gravidanza).
È tuttavia opportuno sottolineare che lo studio è tutt’ora in corso e che le pazienti continueranno a essere monitorate fino al raggiungimento di un follow-up complessivo di dieci anni, al fine di consentire una valutazione più completa e robusta della sicurezza oncologica a lungo termine.
Lo studio POSITIVE dimostra pertanto che, in donne accuratamente selezionate e sottoposte a un adeguato follow-up clinico, la maternità dopo una diagnosi di carcinoma mammario ormonoresponsivo può rappresentare un’opzione concreta e oncologicamente sicura. La decisione di intraprendere un percorso riproduttivo rimane tuttavia individuale e deve essere assunta nell’ambito di un processo decisionale condiviso con l’oncologo di riferimento, all’interno di un modello di cura sempre più orientato non solo al miglioramento della sopravvivenza, ma anche alla tutela della qualità di vita delle pazienti.
A cura di Raffaella Dipaola
Bibliografia:
- Peccatori F et al. 5-year follow-up results from the POSITIVE (Pregnancy Outcome and Safety of Interrupting Therapy for Women with Endocrine Responsive Breast Cancer) trial. ESMO 2025.