Una forza terapeutica confermata da uno Studio di Fase III randomizzato
Il ruolo dell’esercizio fisico quale protettore dallo sviluppo di nuove neoplasie e nel contenimento del rischio di recidiva e morte cancro-correlata poggia su un solido razionale biologico. ll movimento, infatti, agisce come un vero e proprio “riparatore”, potenziando il nostro sistema immunitario, riducendo l’infiammazione e migliorando i processi metabolici. Lo studio CHALLENGE si inserisce in questo scenario come il primo studio di fase III in cui 889 pazienti sottoposti a chirurgia dopo la diagnosi di tumore del colonretto e ad un trattamento chemioterapico post-operatorio a scopo preventivo sono stati randomizzati a ricevere un piano strutturato di attività fisica della durata di 3 anni (braccio sperimentale) oppure solo del materiale informativo a riguardo (braccio standard). Il piano sperimentale di attività fisica consisteva in un vero e proprio regime strutturato che prevedeva sessioni di supporto comportamentale combinate con sessioni di esercizio supervisionato. Il regime sperimentale ha dimostrato di essere in grado ridurre il rischio di recidiva della malattia, di nuovi tumori e di morte di circa il 28%. Sebbene entrambi i gruppi abbiano riportato un aumento dell’attività fisica rispetto al basale, con migliorata capacità cardiorespiratoria e funzionalità fisica, nel gruppo “standard” l’aumento è stato meno pronunciato. Lo studio lancia un messaggio cruciale: per ottenere un reale impatto è necessario che l’esercizio fisico venga considerato come un vero e proprio “farmaco” per il quale vanno definiti frequenza e “dosaggi” in maniera rigorosa e con piani individualizzati che tengano conto delle caratteristiche e delle necessità dei singoli pazienti, accompagnandoli nell’intero percorso. In questo contesto, è fondamentale l’intervento dei sistemi sanitari per investire nella programmazione di programmi di esercizio fisico come terapia complementare salvavita.
Martina Carullo